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IL NOME ANTARES

Abbiamo trovato l’antico nome del ‘Monte Altare’, oggi colle al centro di Vittorio Veneto, nel documento Bertucio Nigro conservato nell’Archivio Storico della Biblioteca Civica della Città: Monte de Antares e colo Maledicto [citato sei volte-Il documento è contenuto anche in Antares, dagli dèi di Babele alle lingue d’Europa, stampato da Tipse nel 2005, scritto da Carlo Forin].

La provincia di Treviso

Il monte Altare porta, dal 1952, una Croce alta nove metri a ricordo dei morti di tutte le guerre. Sopra la Croce, che si erge sulle cosiddette crodete, si può raggiungere, con un cammino un po’ pericoloso per i bimbi, le due cime ad un’altezza di 450 sm., distanti tra loro un centinaio di metri: la prima è Monte de Antares e la seconda è colo Maledicto. Con maggior sicurezza si può fare l’ascensione da casa Bastanzetti su dritto nella convalle della ‘Busa del forno’ fino al Praliss, anfiteatro naturale a ovest delle due cime.

La memoria del toponimo Altare-Antares tendeva a sfumare nel tempo.

Nel 1989 il Gruppo Archeologico del Cenedese guidato da esperti della Soprintendenza Archeologica del Veneto, portò alla luce, da sei trincee scavate sul colo Maledicto, dei reperti di culto datati al millennio intorno all’anno zero (VI sec. a.C.-IV d.C.), che sono ancora conservati a Padova (un centinaio di monete votive, lamine d’oro, sortes etc.). Il Soprintendente di allora, dr Luigi Malnati nel 1999, si rifiutò di associare il nome Antares ai ritrovamenti come proponeva Carlo Forin, perché il nome orientale non si combina con il credo indoeuropeo. Antares è dunque una cosa unica (apax legomenon) che discorda dalle concezio-ni prevalenti sulle nostre origini.

Perciò non andrebbe bene. Io, Carlo Forin, sostengo che non vanno bene le concezioni indoeuropee perché, mentre il nome è documentato, quelle sono idee prive di prove scritte.Provare che ‘tutti’ hanno torto è affar serio. Che strada è stata fatta?

Partendo dal nome Antares potete trovare su www.siagrio.it /Antares, 107 articoli sui nomi degli dèi, in archivio sotto a Indice, dal dicembre 2001 al giugno 2006.
Dal Maggio 2006 su www.tellusfolio.it, sito della Valtellina, in critica della cultura-viaggi, potete esplorare l’archeologia linguistica che espande lo stesso tema.

Mia madre ricorda che mio nonno, Dal Mas Giuseppe, la correggeva verso il 1930:
Non dire monte Altare! Si chiama Antare!

Nel 1600 era detto ‘monte de Nantares’ [secondo Giovanni Tommasi, in La diocesi di Ceneda, a p. 11].
Nel 1735 l’Archivio Storico della podesteria di Ceneda ricopiò il documento Bertucio Nigro del 1435, probabil-mente in memoria dell’anniversario dei tre secoli passati. Si chiamava Bertucio Nigro il notaio che redasse l’Atto finale del processo civile avviato per volontà del doge Francesco Foscari per definire i confini esatti tra le podesterie di Ceneda e di Serravalle nel 1435.
Gli Ungari di Sigismondo di Lussemburgo (1368-1437) furono qua, comandati dal mercenario Pippo Spano, a controllare la zona di Serravalle e di Ceneda dal 1411, quando sconfissero Venezia in una delle guerre per il controllo dell’Adriatico –sospesa da un armistizio-, fino al 1418, quando i Veneziani ritornarono vittoriosi.

Monte Altare - Vittorio VenetoDurante il periodo armistiziale abbattero-no la ‘Rocchetta di Salsa’ ed alzarono sul posto la chiesetta a san Gottardo per certificare il confine tra le due comunità [come si evince da Giovanni Tommasi, in La diocesi di Ceneda, a p. 157; “nota: la chiesa si trovava proprio sul confine fra Ceneda e Serravalle, nel 1435 infatti una ducale stabilisce che il confine passa a mezzo della chiesa di S. Gottardo e prosegue per una stradina dritta sino a Meschio Monte Antares - Vittorio Veneto (oggi via Giosuè Carducci nds), accogliendo in tal senso le documenta-zioni riportate dai serravallesi, fra l’altro un’infeudazione vescovile del 12.03.1311 “a Salsa nel distretto di Serravalle” e del 1373 (testamento di Scotolino padre di Salatino, che lascia fra l’altro la terra da lui posseduta alla Rocchetta di Serra-valle).

Monte Altare - Vittorio VenetoLa direttrice ad ovest della chiesetta di san Gottardo porta al monte Altare, mentre ad est porta a Costa di Fregona ed al Castrum Teodorici. Il nome Antares è stato oggetto di una lunga riflessione che ci ha portato a concor-dare parzialmente col linguista storico Giovanni Semerano che privilegia la lingua accadica leggendo “accadico taru (ciclo, ritorno), voce che si ritrova in etrusco truia, il così detto ludus Troiae di Virgilio (Eneide V, 602)” e Anu, il dio del Cielo accadico. Cioè ‘circolo del Cielo’. Trincea di scavo "E Il sumero AN TAR IS combina il dio sumero UR AN, chiamato semplicemente AN in epoca accadica, e la dea accadica ISH TAR. Il matrimonio cosmico dava la vita in terra.La stella rimasta col nome Antares è il ‘guardiano della via di Anu’ in epoca babilo-nese. E’ la prima stella in basso a destra di un atlante stellare, ed è la stella del segno dello Scorpione. In epoca sumero-accadica GAB GIR TAB, Antares (GAB) dello Scorpione (G IR TAB ‘luce che va e figlia’) univa lo zodiaco formato di 11 segni; era un doppio segno, unione del dio della morte e della dea della vita A DE A.Scavi sul Monte AltareMagicamente, l’anno vecchio moriva e quello nuovo nasceva.Nello zodiaco greco i segni diventavano 12 attraverso la spaccatura del doppio segno cui Antares apparteneva.

AN TAR IS si poteva leggere TAR AN IS, che è il dio dei druidi celto-irlandesi.AN TAR ES, ad Ebla, univa (DAG AN) ed ESH TAR. Antariksha, nei Veda indiani, univa l’anima/aria KA mettendola in ANTARISH.Il nome del dio viene da lontano (impero accadico, 2270 a.C.) e si è diffuso nel mondo.La festa ittita del Capodanno della E ZEN AN.TAH-SUM combina ZEN E (DA): la nostra antica Ceneda, con Antares.